A cura di Michela Pereira's Alchimia. I testi della tradizione occidentale PDF

By A cura di Michela Pereira

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29 La parola ficus raggruppava diverse forme morbose; alle parti pelose doveva significare quello che oggigiorno chiamiamo “sicosi”, ossia un’accolta di follicoli infiammati e suppuranti. L’infiltrazione follicolare produce un turgore con una depressione ombelicata al centro, da cui fuoriesce pus. La depressione cagionata dalle pareti del follicolo, che oppongono resistenza all’allungamento, suggerisce il paragone col fico, che ha un foro centrale infossato, da cui geme la goccia di nettare. Se il paragone calza, quando si tratti di aree pelose, altrettanto non si può dire quando si tratti dell’orifizio anale, ove non esistono follicoli piliferi: in tal caso, ficus va interpretato come uno sbocco fistoloso, o come emorroidi ulcerate, o come condilomi, o come prolassi rettali.

La depressione cagionata dalle pareti del follicolo, che oppongono resistenza all’allungamento, suggerisce il paragone col fico, che ha un foro centrale infossato, da cui geme la goccia di nettare. Se il paragone calza, quando si tratti di aree pelose, altrettanto non si può dire quando si tratti dell’orifizio anale, ove non esistono follicoli piliferi: in tal caso, ficus va interpretato come uno sbocco fistoloso, o come emorroidi ulcerate, o come condilomi, o come prolassi rettali. 30 Serva ad esempio la parola ficus usata da lui e dai medici medioevali, e che egli definisce come un “ulcus quod, a fici similitudine συκωσισ a Graecis nominatur”; e ne distingue due specie: l’una “ulcus durum et rotundum, alterum humidum et inaequale, quod precipue est in capillo atque in ano, ex attritu quem cinedi patiuntur”.

Giudica i medici romani suoi contemporanei come ignoranti, avari e di dubbia moralità; ma egli stesso appare non di rado eccessivamente credulone e, d’altra parte, egli apparteneva al collegio degli àuguri. Nella sua Naturalis Historia, i libri dal XX al XXXII parlano di medicina e nel XXVI egli ricorda tre malattie della pelle che, secondo lui, non esistevano nella Roma antica e che, quindi, erano state importate di recente: la mentagra, il carbonchio e la lebbra. ), così viene descritta: 34 “latius C.

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